Antifascisti e antimperialisti apuoversiliesi | Nessun passo indietro nella lotta contro l’imperialismo

La mobilitazione contro la guerra dopo l’11 marzo
L’attentato di Madrid dell’11 marzo scorso aumenta inevitabilmente la “sensibilità” nei confronti delle manifestazioni di appoggio alla resistenza irachena.
Con la scusa di presunti legami con le “organizzazioni terroristiche” si cerca di sviluppare una sorta di prevenzione/repressione politica e culturale nei confronti di tutti coloro che sostengono il diritto alla resistenza in Iraq e Palestina contro le rispettive occupazioni.
In Spagna, subito dopo l’attentato, il governo Aznar ha immediatamente scaricato la responsabilità su ETA e a niente sono valse le dichiarazioni di estraneità che ETA stessa e i vari settori dell’indipendentismo basco radicale hanno fatto circolare.
L’obbiettivo, evidentemente, era ed è quello di strumentalizzare l’emozione dell’opinione pubblica per suscitare una forte domanda di ordine e di repressione che potesse essere usata politicamente (ed anche elettoralmente, il 14 marzo).
L’opposizione del PSOE, da parte sua, ha puntato sull’azione di “marca islamica” per scaricare la responsabilità sul PP di Aznar, reo di avere trascinato la Spagna nelle operazioni militari in Iraq contro la volontà dell’85% dell’opinione pubblica spagnola.
I primi risultati del clima generato dalle criminali dichiarazioni del governo spagnolo sono che Angel Berrotea, un giovane basco membro di Gurasoak, associazione per la difesa dei diritti fondamentali della gioventù, è stato assassinato a Irunea da un poliziotto spagnolo della Guardia Civil per essersi rifiutato di esporre nella panetteria in cui lavorava un cartello con la scritta “No ETA”; che Kontxi Sanchiz, una donna di 58 anni, è morta a causa delle cariche della polizia a Hernani durante una dimostrazione proprio contro l’assassinio di Angel; che ci sono stati forti scontri con la polizia in tutto il Paese Basco; che continuano ad essere chiuse le bocche dell’opposizione (per ultimo il sito web del Collettivo ”La Haine”); che diversi prigionieri politici sono stati picchiati in alcune carceri…
Nonostante l’attentato di Madrid non sia opera di ETA il governo fascista spagnolo non perde comunque l’occasione per scatenare la rappresaglia e la repressione sul popolo basco. E’ dunque doveroso cogliere l’occasione per rafforzare la nostra solidarietà con il popolo basco sottoposto alla repressione del neo-franchista Aznar e per ribadire il nostro sostegno alla lotta del movimento di liberazione basco.
Il 20 marzo prossimo è da tempo prevista, in occasione dell’anniversario dell’inizio dell’aggressione imperialista all’Iraq, una mobilitazione internazionale lanciata dal movimento contro la guerra americano. A Roma ci sarà una manifestazione nazionale alla quale hanno finito per aderire un po’ tutte le forze del centro-“sinistra” (è di oggi la dichiarazione di Rutelli sulla partecipazione della Margherita, cioè del partito che ha recentemente approvato la missione italiana in Iraq e votato a favore della legge reazionaria in tema di procreazione medicalmente assistita).
La manifestazione di Roma, cui hanno dato la loro adesione anche i DS (che come il loro alleati della Margherita non si sono opposti al ri-finanziamento della missione militare italiana in Iraq e che anzi hanno dichiarato, attraverso il capo-gruppo Violante, l’intenzione di appoggiare politicamente la missione almeno fino al 20 giugno prossimo, data in cui il potere dovrebbe passare dall’amministrazione transitoria ad un nuovo governo iracheno) tende sempre di più ad assumere le caratteristiche di una vera e propria operazione ideologica di delegittimazione di qualunque forma di opposizione e di resistenza all’occupazione, specialmente se combinata con la prevista “manifestazione unitaria” del 18 marzo a cui dovrebbero partecipare sia le forze del centro-destra che quelle del centro-“sinistra”.
L’operazione ideologica, in atto da tempo, è quella che punta all’equiparazione tra “guerra” e “terrorismo”, legati in una supposta “spirale” che di fatto finisce per rimuovere la strategia unilaterale preventiva USA e per giustificare la teoria della “guerra al terrorismo” lanciata da Bush.
La parola d’ordine “No alla guerra. No al terrorismo” cancella totalmente l’opzione della “resistenza”, che non solo non merita quindi di essere considerata tale e dunque di essere sostenuta, ma che anzi viene inscritta nel ruolo di “terrorismo” e pertanto deve essere combattuta.
Vanno purtroppo nel senso dell’operazione ideologica di cui sopra anche le dichiarazioni di esponenti del “movimento dei movimenti” come Vittorio Agnoletto secondo cui le parole d’ordine della manifestazione dovrebbero essere “Pace. No al terrorismo”. Anche per lui, dunque, nessun riferimento al diritto alla resistenza armata contro l’occupazione.
Infine, è inaccettabile il fatto che un attacco contro le truppe occupanti (siano esse americane, inglesi, spagnole o italiane) venga considerato atto terroristico. Lo stesso Diritto Internazionale, peraltro scritto dalle potenze vincitrici delle varie guerre attraverso cui esso si è andato formando, garantisce esplicitamente il ricorso alla resistenza armata contro l’occupazione. Dire, quindi, che un attacco alle forze militari presenti in Iraq è un atto terroristico è una menzogna anche secondo il Diritto Internazionale a cui quelle forze pretenderebbero di richiamarsi per legittimare la loro occupazione.
Ma tant’è. Oggi è proprio l’imperialismo che distrugge le sue stesse sovrastrutture politiche e giuridiche che considera inadeguate rispetto alle nuove esigenze geo-politiche.
Viareggio, 15 marzo 2004